Notizie e curiosità Telemedicina vs visite in presenza durante la pandemia: evidenze eterogenee ma prestazioni complessivamente comparabili
Una revisione sistematica pubblicata su NPJ Digital Medicine ha analizzato l’efficacia della telemedicina rispetto all’assistenza in presenza nel periodo pandemico, includendo studi condotti negli Stati Uniti tra marzo 2020 e aprile 2023. L’obiettivo era quello di valutare se, nel contesto dell’emergenza COVID-19, le cure erogate tramite telemedicina avessero prestazioni cliniche e organizzative sovrapponibili alle visite tradizionali.
“L’adozione massiccia della telemedicina ha preceduto la produzione di evidenze solide sulla sua efficacia rispetto alla cura in presenza. Per questo abbiamo sintetizzato quanto disponibile nel periodo pandemico” spiega Elham Hatef, della Johns Hopkins School of Medicine, e della Johns Hopkins Bloomberg School of Public Health, Baltimore, Maryland, USA, prima autrice della revisione.
I ricercatori hanno esaminato quattro principali banche dati, ovvero PubMed, CINAHL, PsycINFO e Cochrane Central, selezionando studi in lingua inglese, pertinenti al sistema sanitario statunitense e comparativi tra telemedicina e visite in presenza. Due revisori indipendenti hanno effettuato lo screening, l’estrazione dei dati e la valutazione del rischio di bias. Su 77 studi inclusi, il 61% presentava un rischio di bias serio o elevato, limitando la solidità delle conclusioni. Nel complesso, le differenze tra telemedicina e assistenza in presenza sono risultate piccole, eterogenee e spesso non clinicamente rilevanti. L’efficacia delle cure variava in base all’area clinica e al tipo di esiti considerato. Per gli esiti di processo, la telemedicina mostrava alcuni vantaggi, quali tassi inferiori di visite mancate, maggiore adesione alle terapie e più frequenti aggiustamenti terapeutici dopo la prima consultazione virtuale. Tuttavia, questi benefici si accompagnavano a un aspetto critico; infatti, i pazienti gestiti inizialmente tramite telemedicina avevano minori probabilità di essere aggiornati rispetto a esami di laboratorio e valutazioni paracliniche, e questo fatto suggeriva possibili lacune nella gestione degli accertamenti diagnostici. Per quanto riguarda gli esiti clinici, la revisione rileva che le differenze erano generalmente minime e non indicavano una superiorità sistematica di un modello rispetto all’altro. Le conclusioni sono rese più complesse dalla forte eterogeneità metodologica: molti studi non adottavano standard condivisi per la valutazione degli outcome, rendendo difficile un confronto sistematico. Gli autori evitano deliberatamente di formulare una conclusione globale sulla “migliore” modalità di erogazione delle cure. Secondo la revisione, durante la pandemia telemedicina e visite in presenza hanno mostrato performance complessivamente comparabili su un ampio spettro di indicatori clinici e organizzativi. Con la progressiva uscita dalla fase emergenziale, il lavoro sottolinea la necessità di modelli integrati che combinino telemedicina e assistenza tradizionale, sfruttando i punti di forza di entrambe. Sarà cruciale continuare a valutare in modo rigoroso la telemedicina, definendo misure standardizzate e studi in grado di coglierne l’impatto reale in contesti clinici differenziati.
Fonte: NPJ Digit Med. 2024 Jun 15;7(1):157. doi: 10.1038/s41746-024-01152-2.
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