Notizie e curiosità Un chatbot può aiutare i pazienti a gestire il dolore persistente
Secondo uno studio pubblicato su JMIR mHealth and Uhealth, un intervento di mobile health basato su un chatbot completamente automatizzato, progettato per supportare la gestione autonoma del dolore attraverso strategie di terapia cognitivo-comportamentale (CBT), risulta fattibile e ben accolto dai pazienti con dolore persistente.
“Il dolore persistente è una delle patologie più comuni e comporta importanti conseguenze fisiche, psicologiche, sociali ed economiche. Un chatbot sanitario testuale completamente automatizzato potrebbe rappresentare un modo innovativo non solo per fornire strategie di coping e psicoeducazione, ma anche per costruire un’alleanza terapeutica con il partecipante” afferma Sandra Hauser-Ulrich, della University of Applied Sciences Zurich, Zurigo, Svizzera, prima autrice del lavoro.
Per raggiungere questi obiettivi, i ricercatori hanno sviluppato e implementato un intervento CBT via smartphone della durata di due mesi, destinato a persone con dolore continuativo o ciclico. I partecipanti, reclutati online e con la collaborazione di esperti del dolore, sono stati randomizzati a interagire con il chatbot, per otto settimane, ogni giorno o a giorni alterni, su contenuti specificamente orientati alla gestione del dolore (59 partecipanti), oppure una volta alla settimana con contenuti non correlati al dolore (43 partecipanti). Le valutazioni sono state effettuate al basale e alla fine dell’intervento, includendo la riduzione di funzionalità correlata al dolore come esito primario, il benessere generale, l’intensità del dolore e la scala relativa al legame dell’alleanza terapeutica. L’intenzione di modificare il comportamento e la durata del dolore sono state misurate al basale, mentre l’accettabilità dell’intervento è stata valutata post-trattamento tramite strumenti di autocompilazione. L’aderenza è stata invece monitorata attraverso i dati di utilizzo dell’applicazione. Tra maggio e agosto 2018, 311 adulti hanno scaricato il chatbot; 102 pazienti hanno soddisfatto i criteri di inclusione e fornito il consenso. L’età media era di 43,7 anni e la maggior parte era costituita da donne (86,4%). I gruppi non mostravano differenze significative nelle variabili demografiche e cliniche al basale. Al termine dell’intervento non sono state osservate differenze rilevanti nella riduzione della funzionalità correlata al dolore tra il gruppo che aveva utilizzato il chatbot e il gruppo di controllo. Tuttavia, l’intenzione a modificare il comportamento si è rivelata associata sia alla riduzione della funzionalità sia all’intensità del dolore, evidenziando il possibile ruolo della motivazione individuale nell’efficacia degli interventi digitali per la gestione del dolore. L’alleanza di lavoro instaurata con il chatbot è risultata paragonabile a quella osservata in interventi online supportati da professionisti umani, e questo fatto suggerisce che un chatbot automatizzato possa essere percepito come empatico e affidabile. I partecipanti hanno dichiarato di apprezzare l’utilità dell’app e la facilità d’impiego; il gruppo di intervento ha risposto mediamente al 71% dei circa 200 messaggi avviati dal chatbot, dimostrando un livello di aderenza elevato. Tra le critiche emerse, la più frequente riguardava l’impossibilità di inserire commenti in testo libero, considerata una limitazione nella personalizzazione dell’interazione. “Il chatbot si è dimostrato un intervento fattibile, come rivelato dal feedback positivo e dai suggerimenti ricevuti. La motivazione a modificare il comportamento e una maggiore omogeneità del campione, ad esempio selezionando specifici tipi di dolore cronico, dovrebbero essere considerati negli sviluppi futuri” concludono gli autori.
Fonte: JMIR Mhealth Uhealth. 2020 Apr 3;8(4):e15806. doi: 10.2196/15806.
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