Notizie e curiosità Un’app per la gestione del rischio cardiovascolare collegata all’EHR: benefici modesti e nessun effetto sull’aderenza terapeutica
Secondo uno studio pubblicato su NPJ Digital Medicine, l’impiego di un’applicazione digitale integrata con le cartelle cliniche elettroniche (EHR) di medicina generale non è risultato efficace nel migliorare l’aderenza ai farmaci raccomandati per il rischio cardiovascolare, pur mostrando alcuni segnali positivi su comportamenti e fattori di rischio. Lo studio CONNECT, un trial multicentrico randomizzato condotto in pazienti con o a rischio di malattia cardiovascolare, ha esaminato se la combinazione fra dati clinici aggiornati, strumenti interattivi e messaggistica motivazionale potesse aumentare la partecipazione attiva del paziente e quindi gli esiti di salute.
“I partecipanti del gruppo intervento hanno ricevuto un’app collegata ai propri dati EHR, comprensiva di calcolatori del rischio, reminder personalizzati e strumenti per il monitoraggio degli obiettivi di stile di vita. Il gruppo di controllo ha continuato a ricevere le cure standard del proprio medico di base” spiega Julie Redfern, della University of Sydney, Westmead Applied Research Centre, Sydney, Australia, autrice principale del lavoro.
Lo studio ha coinvolto 934 pazienti, con un’età media di 67,6 anni. L’obiettivo principale era valutare l’aderenza a terapie antipertensive e a base di statine, definita come almeno l’80% dei giorni coperti dal trattamento nell’arco di 12 mesi. I risultati hanno mostrato un livello complessivamente basso di aderenza in entrambi i gruppi, senza differenze significative tra intervento e controllo (32,8% vs 29,9%). La tecnologia, dunque, non si è tradotta in un miglioramento della compliance terapeutica. Alcuni segnali positivi sono emersi però negli esiti secondari. I pazienti del gruppo intervento hanno mostrato una tendenza, seppur non statisticamente significativa, a raggiungere più frequentemente i target di pressione arteriosa e colesterolo lipoproteico a bassa densità (LDL-C) (17,1% vs 12,1%). Inoltre, l’app ha favorito cambiamenti comportamentali utili; infatti, l’87% dei partecipanti del gruppo intervento ha raggiunto gli obiettivi di attività fisica rispetto al 79,7% dei controlli (p=0,02), e si è osservato un miglioramento significativo dei punteggi di conoscenza di argomenti eHealth (eHealth literacy) (72,6% vs 64,0%). Questi aspetti suggeriscono che l’app possa facilitare la consapevolezza e l’autogestione, pur senza un impatto diretto sull’aderenza ai farmaci. Lo studio evidenzia dunque un divario tra cambiamenti cognitivi/comportamentali e modifiche concrete nella gestione terapeutica quotidiana. La complessità dei regimi farmacologici, la motivazione personale e fattori socio-sanitari potrebbero attenuare l’effetto delle tecnologie digitali sull’assunzione regolare dei farmaci. Gli autori concludono che un'app integrata nei sistemi di cure primarie può apportare benefici modesti in termini di attività fisica, gestione dei fattori di rischio ed empowerment digitale, ma non modifica in modo significativo l’aderenza terapeutica. La sfida futura sarà quella di progettare interventi che combinino personalizzazione, coinvolgimento attivo e supporti continuativi, così da tradurre i miglioramenti di comportamento in benefici clinici misurabili.
Fonte: NPJ Digit Med. 2020 Sep 10:3:117. doi: 10.1038/s41746-020-00325-z. eCollection 2020.
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